Ultimamente sembra essere aumentato l’interesse nelle tecniche SEO black hat, forse perché competere su determinate keyword sembra essere diventato praticamente impossibile senza un aiuto extra o semplicemente perché ottenere risultati manipolati genera un’adrenalina immensa.

Tra le tecniche di SEO black hat e link building più conosciute troviamo le famose PBN, acronimo di Private Blog Network o, per molti SEO specialist del settore, Private Backlinks Network.

Praticamente non è nulla di nuovo e quasi tutti, inconsapevolmente, siamo passati dalle PBN per i nostri lavori di testing, solo che non le chiamavamo così. Una PBN non è altro che un insieme di siti, tutti sotto nostra gestione, avente lo scopo di aumentare il posizionamento di un sito principale su determinate keyword. Nel gergo, il sito principale viene denominato money sitebusiness site, l’insieme di siti viene denominato network ed ogni singolo sito del network viene chiamato satellite. Il network può essere a sua volta stratificato formando i cosiddetti tier o livelli.

Quindi basta avere una serie di siti su cui scrivere articoli e linkare ogni 2-3 il money site. Semplice no? E invece no! Da quando è stato reso noto che i link in ingresso ad una pagina influivano sul posizionamento di quest’ultima, il fenomeno di scambio link e PBN ha avuto un boom, allarmando il team web spam di Google che, giustamente, si ritrova a combattere ogni giorno contro sofisticate tecniche black hat al fine di ridurre lo spam e fornire all’utente il risultato più attinente alla query di ricerca. Se una PBN viene individuata, sono dolori.

I vantaggi di una PBN

Una PBN realizzata con tutte le accortezze del caso è uno strumento estremamente potente. Mentre una volta veniva realizzata con domini praticamente vergini, adesso è formata da domini scaduti ad alta autorità (Domain Authority o DA). Questo perché backlink provenienti da domini con un alto valore di DA hanno più valenza ed impatto. Vi sono altri valori che vanno presi in considerazione come il Trust Flow, il Citation Flow, il numero di domini ed indirizzi IP da cui provengono i vecchi backlink ecc… ma questo è un articolo introduttivo, per cui tutti questi concetti sono rimandati ai prossimi.

Un altro vantaggio è quello di avere costantemente sotto controllo i propri backlink. Quindi è possibile maneggiarli in un modo anziché nell’altro e puntarli su una pagina anziché in un’altra. Questo è tra i vantaggi principali di una PBN, poiché sarà sempre possibile far fronte anche ai possibili aggiornamenti degli algoritmi di Google.

Oltre a poter maneggiare i backlink, possiamo, ovviamente, maneggiare i contenuti. Tutti siamo a conoscenza della regola content is the king, di conseguenza piazzeremo il link al money site in un articolo ben strutturato sul contesto e sul tema che più ci interessa. Far diventare i singoli satelliti dei “siti autorevoli” per il tema trattato, è uno dei grossi vantaggi che spesso chi si avvicina alle PBN per le prime volte trascura, ma di questo ne riparleremo in articoli più avanzati.

I rischi e gli svantaggi di una PBN

Se la PBN viene individuata da Google, tutti i satelliti verranno penalizzati e rimossi dalla SERP. Inoltre anche i siti che da questa ricevevano link subiranno penalizzazioni, motivo per cui è molto rischioso creare una PBN che linka in modo diretto il business site, soprattutto se si è agli inizi, a meno che non si tratti di una PBN molto piccola formata da 3/5 satelliti. Per PBN di una certa entità si preferisce realizzare network suddivisi in livelli dove satelliti di minore importanza linkano satelliti di importanza maggiore e così via fino al money site. Lo scopo è duplice:

  • Fare acquisire valore ai satelliti che si trovano in prima fila (tier #1) i quali trasmetteranno al money site meno link ma di maggiore valore. Solitamente i satelliti in tier #1 sono quelli con DA più alto in quanto è più comune che un sito meno importante citi un sito che lo è di più.
  • In caso di penalizzazione dei satelliti minori, l’impatto sul money site sarà completamente differente.

Un altro rischio è che i competitor potrebbero individuare e segnalare la PBN. Per questo esistono diverse soluzioni che vanno messe in pratica al di là del competitor (al solito, le vedremo nei prossimi articoli).

Oltre ai rischi appena elencati, abbiamo 2 grossi svantaggi: il tempo e il budget. Realizzare una PBN è un’operazione tutt’altro che veloce ed economica. Anche una piccola PBN richiede mesi di lavoro affinché possa dare i suoi frutti, ed una volta avviata va mantenuta. Inoltre è costosa perché:

  • È impensabile scrivere sempre contenuti da sé, motivo per cui vanno anche commissionati e quindi pagati. Se vogliamo avere contenuti ad alto valore, sia in termini di lunghezza (1000/1500 parole con le più comuni stop-words escluse) che di qualità, bisogna spendere.
  • È impensabile avere contenuti duplicati. A parte non ottenere alcun beneficio equivarrebbe ad un’autodenuncia.
  • È impensabile acquistare un VPS e sbattere tutti i domini dentro: la PBN verrebbe individuata in un attimo in quanto tutti i domini puntano allo stesso indirizzo IP (il mascheramento dell’indirizzo IP è una delle tecniche di cui parleremo).
  • È impensabile intestare tutti i domini alla stessa persona, basterebbe un whois per individuare il network o la collaborazione top-secret con il registrar presso cui avete praticamente registrato tutto.
  • È impensabile usare la stessa struttura CMS per tutti i satelliti.
  • Anche i satelliti richiedono tutte le attenzioni di SEO On Page, interlinking, articoli pillars, ecc…

Insomma, tirar su una PBN è tutt’altro che semplice ma da qualche parte bisogna pur iniziare, motivo per cui nel prossimo articolo parleremo dei primi passi da fare per progettare una PBN.

 

Articolo scritto da Salvatore Fresta (da notare il link :), shhh)